Nato il 20 agosto del
1890 a Providence, (USA), Howard Phillips Lovecraft è considerato uno dei
più grandi autori horror di sempre.
La sua particolarità sta
nell'aver creato un mondo fantastico e suggestivo, in cui la dimensione
dell'orrore si colloca addirittura sul piano cosmico. Figlio unico di una
famiglia agiata e benestante, perde a soli otto anni il padre,
rappresentante di commercio, vittima della sifilide.
Il futuro scrittore cresce così
all'ombra delle donne di famiglia rappresentate dalle zie e dalla madre, quest'ultima una donna non molto equilibrata e incline a forme di
comportamento ossessive. Con il piccolo Howard, ad esempio, si atteggia
in modo eccessivamente protettivo, impedendogli di giocare con i
coetanei o, spesso e volentieri, anche di uscire.
A questo stato di segregazione
si aggiungano una serie di lutti che colpiscono il bambino, da quello
già citato del padre (un padre abbastanza assente comunque), a quello
dell'amato nonno materno, una figura che agli occhi di Howard aveva
incarnato e sostituito qualità paterna. Ma la perdita del nonno è anche
un duro colpo sul piano economico, visto che a causa della sua morte si
interrompono le attività commerciali che egli portava avanti di persona.
Tuttavia il nonno lascerà ad
Howard un'eredità inestimabile: la sua estesa biblioteca ricca di libri
antichi e di classici, in cui il giovane può immergersi e divagare
grazie alla sua accesa fantasia e sensibilità.
Non a caso, si appassiona alle
letture più strampalate o fantasiose (ma anche assai colte), che vanno
dalla mitologia greca e latina, alla letteratura fantastico - fiabesca,
fino ad arrivare a tomi di argomento scientifico. L'influenza di queste
letture è ben visibile sulla sua produzione successiva (sì, perchè già a
sette anni Lovecraft componeva brevi racconti di ispirazione macabra),
mai esente da una certa patina arcaicizzante.
Di fatto, comunque, Lovecraft si rivela un vero e proprio bambino
prodigio. Oltre a scrivere brevi racconti, redige anche innovativi
articoli di astronomia e chimica, accolti con entusiasmo dalle
principali riviste amatoriali dell'epoca. Inoltre, pubblica a sua cura
numerosi "fogli" periodici, di argomento miscellaneo, nei quali fa
sfoggio di una prodigiosa erudizione (tra i più importanti di questi
fogli, vi è il "The Conservative").
Problemi di salute, legati alla sua costituzione debole, gli impediscono
però di completare gli studi della scuola superiore; inoltre, prende
forma in questo periodo il suo stile di vita schivo e solitario,
malgrado le numerose amicizie epistolari, che smentiscono in parte il
soprannome che lo scrittore si guadagnerà negli anni, quello appunto di
"solitario di Providence".
Di fatto, comunque,
l'epistolario lovecraftiano costituisce un corpus superiore perfino alla
stessa produzione letteraria; e non solo per dimensioni, ma soprattutto
per la profondità filosofico/concettuale, la varietà dei temi, la
sterminata erudizione storica/ artistica/ letteraria e l'eccezionale
spessore umano.
Il 1917 è l'anno della svolta: fallito il tentativo di arruolarsi
nell'esercito e di partecipare alla prima guerra mondiale, a causa dei
suoi cronici problemi di salute (e all'opprimente influenza materna),
Lovecraft decide di imprimere un cambiamento alla sua esistenza. Inizia
così la grande stagione della narrativa lovecraftiana, che è possibile
suddividere sommariamente in tre fasi:
1) Dapprima quella dei racconti
fantastici, comprendente la sua produzione letteraria più "onirica" e
visionaria, influenzata dalla spiccata ammirazione per Lord Dunsany (il
suo principale modello estetico fino alla metà degli anni Venti): questa
fase è in parte corrotta da una imitazione, talora eccessivamente di
maniera, del "gotico" alla Poe.
2) In seguito, prendono vita le
storie del macabro "cosmico" e filosofico ispirate da una vena
decisamente più personale. In questa fase si colloca il fondamentale
"The Call of Cthulhu" (1926), che prefigura la successiva evoluzione
delle tematiche narrative verso il cosiddetto "cosmicism" e la creazione
di una pseudo/mitologia in funzione simbolica (che si fonda perfino su
un Libro magico di pura invenzione, il "Necronomicon"). Questi scritti
hanno fatto la fortuna di Lovecraft a partire dal secondo dopoguerra,
dando ad alcuni critici lo spunto per apparentare gran parte della sua
produzione successiva sotto l'etichetta del "Ciclo di Cthulhu",
espressione in realtà mai usata da Lovecraft.
3) Negli anni Trenta, invece, si passa ad una letteratura più
spiccatamente fantascientifica.
Gran parte dei suoi racconti e
delle sue poesie sono apparsi nell'attivo mercato delle fanzines
americane dell'epoca dedicate al fantastico, tra cui, in primis, la
famosissima "Weird Tales", che nasce proprio nel 1923, e altre tra cui "Amazing
Stories" e "Astounding".
Diventato oggetto di culto e venerazione da parte di schiere di
ammiratori e appassionati del fantastico fin dagli anni Venti, Lovecraft
non conobbe mai in vita la vera fama: sempre poverissimo, ricava gran
parte del suo sostentamento economico dagli aborriti ma indispensabili
lavori di revisione o riscrittura di manoscritti inviatigli da una
clientela ambiziosa quanto artisticamente poco dotata, mentre il proprio
sostentamento spirituale, da lui tenuto in ben più elevata
considerazione, lo ricavava dalla fittissima corrispondenza con giovani
amici e ammiratori che incoraggia e avviava all'attività letteraria.
Lovecraft muore e viene sepolto nel 1937 nella sua Providence.
Sull'epigrafe che compare incisa sulla sua lapide funeraria, posta nello
Swan Point Cemetery, vi compare a chiare lettere: " I AM PROVIDENCE".