Lucio Fulci, nato
a Roma nel 1927, ha avuto una morte controversa quanto la sua vita.
Artigiano dotato di una lingua tagliente ed un perverso senso di humour
nero, Fulci ha conosciuto la notorietà per i suoi epici gore a cavallo fra
gli ultimi anni 70 e i primi anni 80, ma la considerazione fu lunga a venire
(e forse non è mai arrivata totalmente).
Abbandonando presto la carriera
di studente di medicina, Fulci è entrato nell'industria cinematografica come
scrittore di sceneggiature e assistente alla regia lavorando al fianco
registi come Steno e Riccardo Freda.
Il suo debutto come regista è
del 1959 con una commedia con Totò chiamata
I ladri;
Fulci è diventato un autore prolifico ed un abile artigiano di musical,
commedie e western.
Nel 1968 gira il suo primo
thriller, "Una
sull'altra",
e il suo successo fu sufficiente a raccogliere fondi per il suo progetto
favorito:
Beatrice Cenci.
Basato su una storia vera, il film racconta il processo intentato ad una
giovane donna e ai suoi fratelli accusati dell'omicidio del loro padre.
Mordente commentario sulla chiesa e lo stato, il film è stato il primo a
dare voce al passionale odio del regista per la Chiesa Cattolica.
Prevedibilmente il film fu frainteso e la carriera di Fulci sussultò.
Decidendo di lasciare i suoi
sentimenti politici fuori dai film girò una serie di venture commerciali.
Nel 1971 e nel 1972, Fulci rientrò nell'arena dei thriller, dirigendo due
eccellenti gialli: "Una
lucertola con la pelle di donna"
e "Non
si sevizia un paperino".
Il primo, con le sue allucinazioni spiraleggianti, i suoi hippy e i cani
vivisezionati (in una sequenza Florinda Bolkan, mentre tenta di sfuggire ad
un maniaco per i corridoi di un ospedale, finisce all'interno di una stanza
in cui osserva dei cani smembrati ma tenuti assieme da appositi macchinari,
scena ricreata in tribunale dal responsabile degli effetti speciali Carlo
Rambaldi per dimostrare che i cani usati non erano veri); il secondo con il
suo psicotico zelo religioso e i brutali omicidi di bambini, erano
abbastanza controversi. In particolare "Non
si sevizia un paperino"
ritrae un cattolicesimo perverso e la carriera di Fulci deragliò
permanentemente.
Nel 1975 gira la parodia horror
"Il Cav. Costante Nicosia" ovvero Dracula in Brianza.
Nnel 1977 torna al thriller
con "7
note in nero".
Proprio in quest'ultimo thriller è contenuta un'interessante rivisitazione
del finale de "Il gatto nero" di E. A. Poe, infatti è un carillon a 7 note
murato che fa scoprire il colpevole. La figura del gatto diverrà uno dei
marchi del suo cinema.
Fulci fu messo nella lista nera
in Italia ma trovò lavoro in televisione prima di irrompere nel mercato
internazionale con "Zombi
2"
(di cui il regista Frank Henelotter esibisce ancora oggi con orgoglio la
locandina americana), un sequel (solo per il titolo) di Dawn of the dead di
Gerogie A. Romero. Con le sue fiammeggianti immagini, le sue exploitation
gore (come l'enucleazione dell'occhio di Olga Kralatos) e le tristi
atmosfere, questo film ha proiettato Fulci nel ruolo di regista gore per
eccellenza. Egli accettò questo ruolo, seppur con qualche riserva.
Nei successivi tre anni, Fulci
applicò il suo marchio con finezza e fiuto, con sanguinosi classici come "Paura
nella città dei morti viventi"
(1980), "...e
tu vivrai nel terrore! L'aldilà"
(1981) e "Quella
villa accanto al cimitero"
(1981).
Tutti
questi film, come anche l'oltraggioso "Lo
squartatore di New York"
(1982) sono attuali ed intelligenti commentari su ogni cosa: dalla vita
americana alla religione. Pur mostrando una vivida immaginazione e un puro
stile cinematico i film di Fulci di questo periodo, che rappresentano alcuni
dei suoi lavori più popolari, per alcuni non reggono il passo se paragonati
al suo capolavoro (Non
si sevizia un paperino).
All'apice del suo periodo più
prolifico Fulci fu assalito da problemi personali e di salute. Molti dei
suoi lavori dalla metà degli anni 80 in avanti sono deludenti ma frequenti
flash del suo splendore possono essere visti in lavori come "Murderock
uccide a passo di danza"
(1983) e "Il
miele del diavolo"
(1986).
Nel 1989 Fulci gira "La
casa nel tempo"
e "La
dolce casa degli orrori"
che fanno parte di una serie di quattro film commissionati da Reteitalia
(gli altri due film furono commissionati ad Umberto Lenzi), purtroppo però
la produzione giudicò le quattro pellicole troppo violente per un pubblico
televisivo e non andarono mai in onda. Fulci rimase molto deluso quando
Reteitalia decise di archiviare i film.
Nel
1990 venne alla luce "Un
gatto nel cervello",
uno degli ultimi lavori di Fulci (l'ultimo ad uscire al cinema). Nonostante
la ristrettezza del budget e la mediocre fotografia, il film è malignamente
sovversivo; lo stesso Fulci recita nel ruolo principale (ed è ossessionato
da scene di sesso e violenza prese da due film inediti dello stesso Fulci e
da altri film mai usciti al cinema - come segno di una malattia mentale);
Fulci dà prova di essere un attore competente.
Un gatto nel cervello va
apprezzato più come opera di metacinema che come un film vero è proprio.
Purtroppo durante la preproduzione per conto di Dario Argento di
M.D.C. -
Maschera di cera,
Lucio Fulci morì (alquanto misteriosamente) nel marzo del 1996.
Malato seriamente di diabete si
dimenticò inspiegabilmente di prendere la sua insulina prima di andare a
dormire; alcuni considerano la sua morte un suicido, altri un incidente, ma
i suoi fan la considerano una tragedia. Qualcuno lo può considerare un
"semplice" artigiano, qualcun altro un genio, ma sicuramente è stata una
figura unica nel cinema.