Nasce ad Alessandria d' Egitto nel 1909.
Di
famiglia napoletana, frequenta l’Università a Milano. Dopo aver studiato
scultura, entra nel 1933 al Centro Sperimentale di Cinematografia;
sceneggiatore dal 1937, in un lustro lavora ad una dozzina di copioni per
Alessandrini, Gentilomo, Matarazzo e Righelli.
Esordisce dietro la macchina da presa nel 1942 con “Don Cesare di Bazan”.
Successivamente, si specializza in pellicole di genere avventuroso, sempre
all’insegna d’un alto artigianato di cui egli è tra i più illustri
rappresentanti.
Nella sua sterminata filmografia, sono da segnalare “Aquila nera”
(1946), che elabora con vigore ed eleganza un bel racconto di Puskin; “Il
cavaliere misterioso” (1948), rifacimento d’un celebre film muto
all’insegna d’un dinamismo per l’epoca inconsueto; “I miserabili”
(1947), forse la miglior versione del capolavoro di Hugo, adorata dalla
critica francese; “Beatrice Cenci” (1956), avvincente adattamento
dell’omonimo romanzo di Guerrazzi, con una messa in scena di grande forza
plastica.
Amante dell’azzardo, Freda realizza “I
vampiri” (1956) con il dichiarato
intento di provare che i registi nostrani possono eccellere anche nel
fantastico: commercialmente, il film non ottiene grandi esiti, ma apre
ugualmente la strada ad una sorta di filone autarchico.
Dopo la poco riuscita parentesi lovecraftiana
di “Caltiki, il mostro immortale” (1959), Freda fa ritorno ad un
cinema horror più tradizionale con “L’orribile
segreto del dr. Hichcock” (1962) e “Lo
spettro” (1963): il primo disegna la figura d’un necrofilo che pare
uscito dalle pagine di Krafft-Ebing, il secondo mette in scena una storia di
crimini e vendetta con distacco da entomologo.
Osannato dalla stampa specializzata d’oltralpe, Freda trova in patria un
credito via via minore: riesce a tornare al cinema del brivido solo con “L’iguana
dalla lingua di fuoco” (1971), giallo di evidente filiazione argentiana,
e col testamentario “Murder Obsession” (1980), ove impagina con la
consueta maestria un rosario di delitti che si chiude su un’agghiacciante
citazione della Pietà michelangiolesca.
Morirà a Parigi nel 1999.