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BIOGRAFIA JOE D'AMATO

 

La Filmografia      

Nacque a Roma il 15 dicembre 1936 Joe D'Amato (vero nome Aristide Massaccesi) noto anche come Drago Floyd, Peter Newton, Alexander Borsky, Dario Donati o ancora Sarah Asproon.

La lista degli pseudonimi utilizzati da Massaccesi nella sua lunghissima carriera è quasi pari all'interminabile elenco di B-Movies, soft core, horror, gore, fantasy, porno realizzati dalla fine degli anni '60 fino alla prematura scomparsa, avvenuta il 23 gennaio 1999.

Una vita nel cinema, senza dubbio uno dei più prolifici registi italiani, avendo diretto quasi 200 film. Dotato di ottima abilità tecnica e produttiva - era capace di girare in tempi molto stretti a costi decisamente bassi - e grande versatilità: una qualità che gli ha consentito di esplorare ogni tipo di film, ogni genere o sottogenere, inventando e reinventando filoni del cinema popolare.

Aristide Massaccesi, inizia la sua carriera nella settima arte non come regista ma come direttore della fotografia. Aveva conseguito questo titolo dopo aver frequentato la scuola di cinema a Roma e quasi subito ebbe una full immersion nel ruolo che lo portò a fotografare parecchi film tra gli anni ’50 e ’60. Da ricordare sicuramente sono “E' l’amore che mi rovina” (1951) di Mario Soldati e “L’oro di Roma” (1961) di Carlo Lizzani per cui fece anche l’assistente al cineoperatore; ruolo, questo, che lo fece avvicinare anche ad uno dei mostri sacri nostro horror/thriller: Mario Bava, per cui fu assistente alla macchina (non accreditato) nel suo splendido peplum vampirico “Ercole al centro della terra” del ’61.

Esordisce giovanissimo come assistente fotografo di scena ne "La carrozza d'oro" di Jean Renoir, nel 1952. Continua a lavorare nel cinema negli anni Cinquanta e Sessanta, svolgendo ruoli diversi: assistente fotografo, assistente operatore, operatore alla macchina da presa, direttore della fotografia. Partecipa a più di ottanta film prima di dedicarsi alla regia, collaborando con registi quali Elio Petri, Jean-Luc Godard, Michele Lupo, Riccardo Freda, Vittorio De Sica, Franco Zeffirelli.

Dopo una lunga gavetta nei film italiani di genere, diventando un po’ il factotum del set, Massaccesi si avvicina al nostro genere preferito nei primi anni ’70 con il giallo “Paranoia” di Umberto Lenzi di cui sarà operatore alla macchina, con “Cosa avete fatto a Solange?” (1971) del bravo Massimo Dallamano in cui sarà direttore della fotografia e addirittura attore ed infine con “L’assassino…è al telefono” (1972) di cui sarà direttore della fotografia.

E’ il 1973 quando Aristide decide, dopo il lungo e fruttuoso apprendistato, di dedicarsi alla regia di un thriller a tinte forti, dato il grande successo della trilogia animalesca made by Argento pensa bene di infarcire il plot di scene splatter e di strizzare l’occhio ai “grandi vecchi” Bava e Freda con alcune cupe ambientazioni gotiche: nasce così “La Morte ha Sorriso all’Assassino” (1973) che come da sottotitolo voleva essere “Il Primo Splatter Romantico”. La storia verte sugli esperimenti di un folle scienziato che riesce a ridare vita al cadavere di una donna morta in circostanze misteriose durante un parto. La giovane, ritornata dall’aldilà, saprà vendicarsi ferocemente di suo marito, dell’amante di questo e di tutti coloro che le erano contro. Con gli ottimi Klaus Kinski e Giacomo Rossi Stuart il film decolla grazie ad un ottima fotografia (curata dallo stesso Massaccesi) e l’incessante, suggestiva, colonna sonora di Berto Pisano; convincono meno le attrici: Ewa Aulin ed Angela Bo, non troppo calate nel ruolo. Una piccola curiosità: il film fu prodotto da Franco Gaudenti un ex avvocato del cinema, amico e collaboratore di Massaccesi, che anni più tardi produrrà il pessimo “Zombi 3” (1988), e che per l’occasione verrà accreditato anche come curatore degli effetti speciali.

Il film, purtroppo, non ha un grande successo ai botteghini e convince il regista a migrare verso altri generi cinematografici: inizia così il periodo di “Emanuelle” una sexy eroina tratta da un ciclo di romanzi erotici di Emmanuelle Arsan (quella di D’Amato ha una sola “m” per motivi di copyright).

Dopo il discreto successo della serie di Emanuelle, Massaccesi tenta un ritorno all’horror, anche se negli anni precedenti aveva partecipato come direttore della fotografia alla realizzazione di veri e propri must in salsa di pomodoro come: “L’Anticristo” di Alberto De Martino del ’74; rispolverando lo script di un film di Giacomo Guerrini: “Il Terzo Occhio” (1972; con Giacomo Rossi Stuart) e traendone un originale e splatter remake intitolato “Buio Omega” (1979) con Kieran Carter,  Franca Stoppi e Cinzia Monreale. Grazie alla colonna sonora dei Goblin e agli ottimi effetti speciali, Massaccesi, realizza con un piccolo budget un capolavoro del cinema di genere. Splatter allo stato puro, gore nei più macabri anfratti: scene come lo strano pasto dei due protagonisti a metà film e il disfacimento di una povera vittima nell’acido muriatico sono davvero consigliate a chi ha uno stomaco foderato d’amianto.

Il successo invoglierà Massaccesi a proseguire su questa strada e dopo qualche altra pellicola hard con la Gemser ecco un'altra commistione di genere: “Porno Holocaust” (1979) una sorta di remake in chiave erotica del celebre “Cannibal Holocaust” di Ruggero Deodato, in cui un gruppo di scienziati torna su un isola in cui anni addietro si erano svolti degli esperitati nucleari e trovano la popolazione indigena e gli animali mutati nel DNA e resi stranamente violenti e superdotati! Un film di discutibile caratura artistica, adatto ad un pubblico che ama mischiare insieme i generi cinematografici, se non altro questo film segna l’inizio del sodalizio artistico tra il regista e l’ex cestista Luigi Montefiori (conosciuto ai più come George Eastman) che oltre al metro e novanta di altezza può vantare anche delle buone doti di caratterista e sceneggiatore.

Siamo ormai ai primi degli anni ottanta quando esce nelle sale “Rosso Sangue” (1981) una sorta di seguito cittadino di “Anthropophagus” con tanto di Luigi Montefiori in stile serial killer che in una mitica sequenza uccide un motorizzato Michele Soavi; poca paura, e molto sonno per un film che nulla ha da spartire con i due piccoli cult diretti dal regista che dopo questo piccolo fallimento (firmato con lo pseudonimo di Peter Newton) si dedicherà ad una marea di porno e soft core ed aprirà una casa di produzione con Montefiori ed altri amici: la FilMirage. Questa casa produrrà una lunga serie di film horror tra i quali bisogna ricordare l’ottimo slasher movie “Deliria” (1987) dell’esordiente Michele Soavi (primo premio ad Avoriaz nello stesso anno), i capitoli apocrifi de “La Casa”, rispettivamente il 3 (1988, il più riuscito) il 4 (1989) e il 5 (1990) diretti da Umberto Lenzi, Fabrizio Laurenti e Claudio Fragasso, il misterioso “Killing Birds” (1987) di cui non si sa se la regia fu di Claudio Lattanzi o di Massaccesi anche se c’è chi giura che il produttore, vista l’inesperienza del giovane cinefilo, preferì sostituirlo dietro la macchina da presa anche se i risultati furono comunque scarsi, la miniserie di “Troll” con i capitoli 2 e 3 girati entrambi nel ’90, sulla scia del primo episodio diretto da Buechler, da Fabrizio Laurenti e Claudio Fragasso ed infine lo splendido “Le Porte del Silenzio” (1991, uscito solo in VHS) che fu l’ultimo film del compianto Lucio Fulci.

Tutte queste produzioni fecero si che Massaccesi si guadagnasse la fama di produttore in prima linea per gli amanti dell’horror e dopo alcuni thriller ed altri hard core (la sua filmografia completa è sterminata) ebbe anche una piccola rentrée nel filone con “Frankenstein 2000 Ritorno dalla Morte” con Donald O’Brien che ebbe pochi spettatori e scarsa distribuzione. L’ultimo suo film sarà “La Jena” del ’97.

 

Aristide Massaccesi, l’uomo dai mille nomi, dai mille modi (a volte estremi) di fare cinema scomparirà nell’indifferenza dei media il 23 Gennaio 1999.
 

 

 


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