David Cronenberg, nato nel 1943, è un cineasta di origine
canadese le cui inquietanti pellicole esplorano diversi tipi di incubi,
colpendo gli spettatori con uno stile visuale del tutto personale.
Inizialmente si dedica agli studi
letterari e alla fotografia prima di debuttare come regista in alcuni
cortometraggi (ad esempio "Transfer" del 1966). Dopo aver firmato due
opere di avanguardia e sperimentali, dal 1976 si afferma come uno dei più
grandi maestri del cinema fantastico contemporaneo.
Iscrittosi all' University of
Toronto, Cronenberg sfrutta i suoi interessi principali (la lettura e la
scienza) e comincia a scrivere un numero impressionante di racconti
fantascientifici che poi spedisce a riviste specializzate.
Quando si laurea, nel 1967, in
lingua e letteratura inglese (dopo aver cambiato facoltà), David ha già
all'attivo due cortometraggi: il già citato "Transfert" e "From
the Drain".
Nel 1969 realizza in 35 mm "Stereo",
a cui si ispirerà per "Scanners", mentre l'anno successivo è la volta
di "Crimes of the Future". Inizia in quel periodo una breve carriera
televisiva terminata nel 1976, in cui si specializza nella regia di alcuni
telefilm.
Dopo un viaggio in Europa, Cronenberg realizza, nel 1974, il suo primo
lungometraggio: "Il demone sotto la pelle" un film decisamente
scandaloso, soprattutto per la mentalità e il gusto medio che dominavano in
quegli anni, tanto che la pellicola si merita un'interrogazione
parlamentare.
Con il tempo, comunque, lo stile del regista non sembra aver perso i
connotati esibiti in origine. Il cinema di Cronenberg è un cinema
"difficile, colmo di violenza e di orrori e che porta alla luce tematiche
come quelle legate all'identità negata, in relazione ad una società messa in
crisi dal disordine e dal dubbio pervasivo.
Tema fondamentale della quasi totalità dei film di Cronenberg, infatti, è
l'ossessione per la "mutazione del corpo". Citiamo, ad esempio, oltre a
quelli enumerati in precedenza, film come "Rabid, sete di sangue"
1976, "Brood, la covata malefica" 1979; "Scanners" 1980; "La
zona morta" 1983; "La mosca" 1986; "Inseparabili" 1988.
Affascinato da quello che si
cela all'interno del corpo, proprio dal punto organico e fisico, l'artista
mette in risalto nelle sue opere visionarie tutto ciò che in genere il buon
gusto della società ritiene scabroso, filtrando il materiale fantastico
attraverso le più diverse ossessioni umane.
Qualcuno ha sostenuto che alla base del cinema filosofico e crepuscolare di
David Cronenberg ci sia il trauma infantile della lenta morte del padre
musicista avvenuta per cancro. Da quell'evento in poi, ecco che il suo
inconscio avrebbe elaborato delle ossessioni circa le mutazioni e
aberrazioni del corpo.
A prescindere dalla plausibilità
o meno di tale influenza sull'opera di Cronenberg, è sempre esistito da
parte del regista canadese un amore sviscerato per il cinema e la
letteratura di fantascienza e dell'orrore. In un'intervista concessa ad un
critico, infatti, ha affermato: "Credo che la gente che fa film sia attirata
dal film di fantasia a causa della creatività e dell'inventiva che essi
comportano".
In un'altra occasione, sollecitato a descrivere il suo rapporto con il
cinema, ha raccontato: "Una volta ho sognato che stavo guardando un film, e
il film provocava in me un invecchiamento rapido. Lo stesso film mi stava
contagiando, mi stava trasmettendo una malattia che provocava
l'invecchiamento; lo schermo diventava uno specchio in cui io mi vedevo
invecchiare. Mi sono svegliato in preda al terrore. Ecco di cosa sto
realmente parlando, è qualcosa di più di un qualsiasi piccolo virus".