Nasce a San Remo
il
31 Luglio 1914.
Figlio dello
scenografo Eugenio, abbandona il progetto iniziale di seguire l'arte della
pittura per accostarsi al cinema lavorando insieme al padre.
Negli anni '40 si fa
notare per le sue innovative tecniche d'illuminazione e per i realistici
effetti speciali, collabora così (come direttore della fotografia) con i
grandi registi del momento, tra i quali Rossellini, Steno e Monicelli.
Inizia a fare esperienza alla regia con una serie di documentari sul mondo
dell'arte, ma nel 1956 é l'incontro con Riccardo Freda che segna la svolta
della sua carriera artistica.
Collabora con il regista alla realizzazione
de "I Vampiri" occupandosi della fotografia e degli effetti speciali
(indimenticabile la scena del veloce invecchiamento della protagonista), e
dirigendo anche parte del film, causa l'abbandono del set da parte di Freda
per incomprensioni con la produzione. Il duo Freda-Bava produce altri due
film: "Agi Murad, il diavolo bianco" (1958) ed il fantascientifico "Caltiki,
il mostro immortale" (1959).
Il suo vero debutto alla
regia giunge nel 1960 quando, sulla scia del successo del "Dracula"
di Terence Fisher, Bava decide di realizzare un film divenuto culto per
tutti gli appassionati di questo genere: "La maschera del Demonio".
E' un sorprendente ed inaspettato successo, soprattutto all'estero; possiamo
definirlo il primo vero horror made in Italy; infatti, a differenza dei
predecessori, Bava non risparmia allo spettatore l'aspetto truculento della
vicenda mostrando, senza timore, sangue ed efferatezze che finora nessun
altro regista italiano aveva avuto il coraggio di far vedere.
Così come Fulci, anche
Bava dimostra la sua duttilità espressiva spaziando in molteplici generi:
dalla mitologia (Ercole al centro della terra) al western (La
strada per fort Alamo, Ringo nel Nebraska, Ray Colt &
Whinchester Jack), dal giallo (La ragazza che sapeva troppo,
Cinque bambole per la luna d'agosto) al fantastico (Diabolik) per
finire con il comico nazional-popolare di Franco e Ciccio (Le spie
vengono da semifreddo).
La sua grande passione
rimane comunque il cinema horror, dopo il successo de "La maschera del
Demonio", nel 1963 realizza "La frusta ed il corpo" una malsana
storia d'amore tra Kurt (Christopher Lee) e Nevenka (Daliah Lavi) che é
destinata a continuare anche dopo la morte. Il film ebbe grossi problemi con
la censura a causa del non troppo velato rapporto sadomaso tra i due
protagonisti, mostrato in tutto il suo tenebroso fascino; lo stesso Bava fu
processato e condannato a 2 mesi di prigione, pena che non scontò grazie
alla condizionale, ma che macchiò la sua fedina penale.
Un anno dopo gira uno dei
suoi migliori film "I tre volti della paura", un film ad episodi che
sfrutta tre grandi capolavori della letteratura (Cechov, Tolstoj e
Maupassant) come spunto di partenza. Il film é un concentrato di paura ed
ironia, magistralmente materializzati dall'imponente figura di Boris Karloff.
Il film ebbe un successo travolgente all'estero (dove uscì come "Black
Sabbath").
Nel 1964 Bava dirige "Sei
donne per l'assassino", un giallo dalle forti tinte con il quale traccia
lo schema del thriller truculento "all'italiana" di cui coglierà l'essenza
soprattutto Dario Argento.
Il 1965 segna la data
della realizzazione del primo "vero" film di fantascienza italiano, "Terrore
nello spazio", che viene girato da Bava in condizioni davvero
"drammatiche". La produzione mette a disposizione del regista un budget
limitatissimo: solo la maestria e l'ingegno di Bava riescono a realizzare un
prodotto decente.
L'anno seguente vede
l'uscita di "Operazione Paura", una storia di fantasmi e maledizioni
materializzate da un'avvolgente atmosfera fantastica ed una serie di
bellissime invenzioni narrative.
Nel 1969 un nuovo
capolavoro viene partorito dalla geniale mente del regista: "Il rosso
segno della follia": Bava prenderà come spunto il successo di Psycho
miscelandolo con una cupa storia di fantasmi. Il risultato é eccellente,
soprattutto perché stavolta Bava dispone di più tempo del solito per cui il
film risulta la sua opera più curata e studiata.
L'anno seguente vede la
luce "Reazione a catena" che può essere considerato il primo film
spaltter italiano (ma viene in seguito ripreso anche dalle grandi produzioni
americane). Una storia quasi illogica che procede attraverso i delitti più
atroci per approdare ad un paradossale finale denso di humor nero.
Nel 1972 Bava dirige "Gli
orrori del castello di Norimberga", una favola noir, un omaggio al
cinema horror degli anni '60.
Dopo "Lisa e il
Diavolo" (film su commissione di cui lo stesso Bava rinnegherà la
paternità) e "Cani arrabbiati", nel 1977 Bava dirige l'ultimo suo
film, "Shock": é una storia di fantasmi, molto ambigua e piena di
colpi di scena con una grande interpretazione di Daria Nicolodi,
costantemente sull'orlo di una crisi di nervi. Il film ebbe un grande
successo all'estero, soprattutto in Giappone, mentre in Italia passò
assolutamente inosservato.
Nel 1978 Bava, ormai
malato, gira un film per la televisione insieme al figlio Lamberto: "La
Venere d'Ille" interpretato da Daria Nicolodi e Marc Porel: una
singolare storia gotica che riprende i primi film del regista.
L'anno seguente Mario
Bava si spegne a Roma mentre lavorava ad un ambizioso progetto per la
realizzazione di un film di fantascienza.
Mario Bava lascia al
mondo del cinema una grossa eredità, che non si limita solo a ciò che ci é
rimasto in pellicola; i suoi film sono indiscutibilmente una geniale
combinazione di humor nero, ambientazioni gotiche, storie fantastiche e
affascinanti, ma ciò che più é importante é sapere che il suo lavoro ha dato
una "direzione" ai futuri registi; Bava é da considerarsi un vero e proprio
Maestro, modello ed oggetto di citazione da parte di moltissimi artisti.
Nonostante la critica italiana gli fosse avversa, non soffrì particolarmente
questa situazione (a differenza di Fulci), anzi trovava sempre il modo per
scherzarci sopra. Dotato di grande autoironia, a chi gli chiedeva come mai,
secondo lui, i suoi film erano più apprezzati in Francia e negli Stati uniti
che in Italia, rispondeva: "Loro sono più fessi di noi!".