Figlio d’arte è nato a Roma nel 1944 ed ha
iniziato il suo percorso proprio grazie al padre (Mario Bava) che lo ha
voluto come aiuto regista in numerosi film (Operazione
Paura, Terrore nello Spazio, Diabolik,
Reazione a Catena,
Cani Arrabbiati, ecc.).
Contemporaneamente amplia i suoi orizzonti
grazie alle interessanti collaborazioni con altri registi del settore, come
Aristide Massaccesi,
Ruggero Deodato, Franco Prosperi e diversi altri, ed accumulando un notevole
bagaglio tecnico lavorando in tutti i generi di tendenza del periodo.
La sua esperienza svaria anche nella sceneggiatura: in questo ruolo ha
creato il copione dell’ultimo film del padre Mario (Shock, 1977); in
pratica lo si potrebbe considerare la prima prova da regista di Lamberto,
seppur non accreditata. Esordio che sarà rinviato di tre anni, quando Pupi
Avati lo contatta ed insieme s’inventano nel giro di poche settimane un film
dal soggetto discusso: Macabro.
È la storia di una donna che, perso il suo
uomo in un incidente stradale, decide di conservarne non solo la memoria, ma
anche un "ricordo" tutto personale. L’argomento è quello assai delicato
della necrofilia ed in una certa misura deve qualcosa ad un titolo che ha
diviso critica e pubblico come
Buio Omega
di Joe D’Amato.
Il film ha comunque ricevuto qualche recensione positiva da parte degli
addetti ai lavori, anche se purtroppo il flop al botteghino ha impedito una
graduale diffusione di questa interessante prova registica. L’atmosfera di
morbosità che aleggia nella storia è davvero consistente, tanto che il padre
Mario, dopo la visione, disse la famosa frase: “Dopo questo film posso
morire in pace”.
Nel
frattempo nasce la sua collaborazione con un altro "santone" del cinema
thrilling come Dario Argento: sotto la sua egida, Lamberto è intervenuto in
due importanti opere come
Inferno
(1980) e Tenebre
(1982).
Occorrono altri tre anni perché il nostro
riesca a racimolare il denaro per mettere in cantiere il suo secondo lavoro:
nel 1983 esce il giallo
La Casa Con La Scala Nel Buio.
Un giovane compositore di colonne sonore viene incaricato di creare le
musiche per un film dell’orrore. A trovare la giusta ispirazione l’aiuta un
amico che lo ospita nella sua villa, dove potrà lavorare nelle migliori
condizioni. Ma l’atmosfera diventerà molto più realistica del previsto a
causa di alcuni delitti, che interromperanno bruscamente l’idillio del
maestro. Tutto sommato un lavoro discreto, ma curato con troppa
superficialità, dove forse il difetto maggiore deriva dalla recitazione di
attori fuori contesto inseriti in una storia comunque interessante seppur
non originale.
Dopo l’avventuroso-rambesco Blastfighter, nel 1984 lo vediamo
all’opera con un monster-movie dal titolo Shark: Rosso nell’Oceano,
diretto sotto lo pseudonimo di John Old Jr. (lo utilizzerà in altre
occasioni). Un pericolosissimo mostro fa strage di ignare persone nelle
acque americane; si tratta di un prototipo creato da laboratori segreti per
conto dell’esercito, intenzionato ad utilizzarlo come arma da guerra.
Tuttavia sfugge al loro controllo e si avventura nelle acque marine a
terrorizzare chiunque giunga nel suo raggio d’azione. Progetto con poca
sostanza, ma con un cast artistico piuttosto interessante: Gianni Garko,
Dagmar Lassander e William Berger. Dopotutto occorre sottolineare i buoni
incassi ottenuti a livello internazionale, segno che il genere delle
creature acquatiche (squali, piranha, alligatori, ecc.) attirava ancora
pubblico nelle sale cinematografiche.
Nel 1985 vede la luce il suo film più famoso, il titolo che lo ha reso
popolare in gran parte del mondo, incassando cifre da capogiro, grazie anche
alla collaborazione in fase di produzione di Dario Argento: Demoni.
In
Demoni
ci troviamo all’interno di un cinema; una ragazza si ferisce con una
maschera dalla forma curiosa esposta all’ingresso. Durante la proiezione,
subisce l’orrenda metamorfosi in un demone assetato di sangue; chiunque
venga contagiato subirà la medesima sorte. Chi riuscirà a salvarsi dall’orda
demoniaca che si propaga nella sala? A parte la sceneggiatura insipida e
l’interpretazione di attori non all’altezza, il film piace per la sua
dinamicità e per gli effetti speciali del quasi esordiente Sergio
Stivaletti. Se aggiungiamo l’apporto di una colonna sonora rock molto
coinvolgente, il bilancio finale non può che essere positivo.
Il 1986 è un anno piuttosto prolifico per
quanto riguarda la suspance: firmerà la regia di un altro thriller a nome
John Old jr. (Morirai A Mezzanotte) e dell’inevitabile sequel del
suo più famoso successo (Demoni
2). Il primo è un giallo dalle forti
ispirazioni argentiane, ma, come da ammissione del regista stesso, è stata
un'operazione che non doveva essere eseguita. È la debole storia di una
donna che, dopo un forte diverbio col marito, viene ritrovata senza vita. Il
commissario ovviamente punta l’indagine in direzione del neo vedovo, ma una
criminologa non è convinta della sua presunta colpevolezza. Pellicola
realizzata sotto la spinta di produttori e distributori, dopo gli enormi
introiti di Demoni, ma la fretta è una pessima consigliera ed i
risultati si sommano in un debole copione, interpretazione poco curata e
feeling inesistente con lo spettatore. Probabilmente con tempi maggiormente
dilatati sarebbe potuto diventare un titolo interessante.
Squadra che vince non si cambia (Bava/Argento/Stivaletti) e la storia di
Demoni 2 non si discosta molto dal precedente episodio (la location è
un condominio anziché una sala cinematografica). Il film riesce a divertire,
ma giunge ad appena un anno dal primo capitolo, quindi viene a mancare
l’effetto sorpresa. La recitazione è sicuramente valida, gli effetti
speciali di Stivaletti sempre all’altezza della situazione, la colonna
sonora dark azzeccata (anche se la mancanza di un autore come Claudio
Simonetti si fa sentire), ma purtroppo in pentola non bolle niente di nuovo.
A parti invertite probabilmente Demoni 2 avrebbe vinto ai punti
rispetto al capostipite, se non altro per una decente interpretazione
generale del cast artistico.
Tra il 1987 ed il 1990 realizza per la Reteitalia due serie televisive
composte entrambe da quattro film; la prima s’intitolava Brivido Giallo
ed era composta da Per Sempre, Una Notte Al Cimitero,
La Casa Dell’Orco e A Cena Col Vampiro; la seconda invece
s’intitolava Alta Tensione la cui scaletta comprendeva L’Uomo Che
Non Voleva Morire, Il Maestro Del Terrore, Il Gioko e
Testimone Oculare. A dire la verità la serie Alta Tensione non fu
mai trasmessa in TV per motivi mai precisati dalla produzione.
D'ora in avanti si dedicherà esclusivamente alla televisione. Gira e produce
alcuni tv-movies piuttosto famosi per le reti Fininvest/Mediaset, come la
serie Fantaghirò (giunta a 5 capitoli) ed altri sul genere fantasy
formato famiglia ottenendo ottimi indici d’ascolto.
Indubbiamente Lamberto Bava ha ricoperto un ruolo non secondario nel
panorama della cinematografia italiana di genere, con un numero
impressionante di pellicole prodotte nell’arco di una dozzina d’anni. Anche
se la qualità è stata altalenante, non si può nascondere l’importanza di un
regista che, seppure all’ombra del ben più famoso genitore, è riuscito a
ritagliarsi uno spazio importante nel mondo del cinema. L’appassionato del
mondo horror spera ancora in un suo ritorno sul grande schermo per regalarci
qualche nuova emozione, per ora sopita da produzioni sempre meno
interessanti che giungono da altri paesi.